Grafologia giudiziaria e perizie

In ambito giudiziario vengo chiamato ad affermare l’autografia o l’apocrifia di manoscritture oggetto di contestazione.

Sovente mi sono imbattuto in grafie intenzionalmente alterate dal soggetto scrivente per non essere riconosciuto (lettere anonime) oppure per disconoscere, in un momento successivo, il documento firmato (sottoscrizioni su contratti, su preventivi, su dichiarazioni, ecc.).

Si tratta, in questi casi, di dissimulazione. Possiamo, infatti, dissimulare la nostra grafia abituale variandone alcuni elementi, ad esempio scrivendo in stampatello. La dissimulazione - provata - in caso di testamento olografo produce effetto di invalidamento del testamento medesimo, benché l’autore sia individuato nel “de cuius”. È infatti evidente la non volontà di testare.

Possiamo tentare di riprodurre lo stile di scrittura di un’altra persona, in questo caso si tratta di imitazione.

Le scritture possono inoltre variare in seguito a malattie specifiche (Parkinson), all’invecchiamento, a particolari stati dell’animo.

Fondamentale importanza riveste per il grafologo giudiziario possedere ed aggiornare conoscenze di medicina, di neuroscienze, di psicologia, di criminologia, di scienze giuridiche, alle quali oggi vanno aggiunte la biometria e l’uso dei relativi tools. Il “sapere grafologico” deve essere architrave che collega e consolida le discipline sopra enunciate.